Capita spesso che in condominio qualcuno non paghi le proprie quote. Una situazione frustrante per chi invece versa regolarmente la propria parte, e che mette in difficoltà l’amministratore nel gestire le spese comuni. Di fronte a questa situazione, qualche assemblea prova a «spalmare» il debito dei morosi sugli altri condomini in regola. Ma questa soluzione è legittima?
La risposta è no: una delibera assembleare che addebita ai condomini puntuali le quote non pagate dai morosi è illegittima e può essere impugnata.
Perché non si possono ripartire i debiti altrui
Il principio è semplice: ciascun condomino è tenuto a pagare solo la propria quota di spese, calcolata in base ai millesimi di proprietà e alla tabella di ripartizione applicabile. Non esiste alcuna norma che consenta all’assemblea di modificare questa ripartizione per coprire i buchi lasciati dai morosi.
In altre parole:
- Ogni proprietario risponde delle spese comuni in proporzione alla propria quota millesimale.
- Il debito del moroso resta un debito personale di quel condomino, non della collettività.
- L’assemblea non può decidere a maggioranza di far pagare ad altri ciò che spetta a chi non ha versato.
Si tratta di un principio consolidato nella giurisprudenza: la morosità di uno o più condomini non legittima l’assemblea a redistribuire le spese su chi è in regola.
Cosa può fare il condominio contro i morosi
Questo non significa che il condominio resti impotente. Gli strumenti per recuperare i crediti esistono, ma vanno usati correttamente:
- L’amministratore può e deve sollecitare il pagamento con comunicazioni formali (raccomandate, PEC).
- Se il moroso non paga, si può procedere con un decreto ingiuntivo, che consente di ottenere rapidamente un titolo esecutivo.
- Nei casi più gravi si arriva al pignoramento (immobiliare o mobiliare) per recuperare quanto dovuto.
- L’assemblea può deliberare azioni legali specifiche contro i morosi, ma sempre nei loro confronti diretti, non scaricando il debito sugli altri.
In sostanza, la strada corretta è quella giudiziaria: il condominio deve agire contro chi non paga, non contro chi paga.
Cosa rischia chi approva una delibera illegittima
Se l’assemblea approva una delibera che addebita ai condomini in regola le quote dei morosi, quella delibera è annullabile. Significa che:
- Chi si vede addebitare somme non dovute può impugnarla davanti al giudice entro 30 giorni dalla data dell’assemblea (o dalla comunicazione del verbale, se non era presente).
- Il giudice può annullare la delibera, con effetto retroattivo.
- Chi ha già pagato in base a quella delibera potrebbe chiedere la restituzione delle somme versate in eccesso.
Inoltre, una gestione scorretta di questo tipo può minare la fiducia nei confronti dell’amministratore e creare tensioni difficili da sanare.
In pratica
- Non accettare ripartizioni anomale: se nel consuntivo o nel preventivo vedi voci che redistribuiscono i debiti dei morosi, segnalalo subito in assemblea e chiedi chiarimenti.
- Pretendi azioni contro i morosi: l’assemblea deve deliberare solleciti formali e, se necessario, azioni legali mirate a recuperare i crediti da chi non paga.
- Impugna le delibere illegittime: se viene approvata una delibera che ti addebita quote altrui, hai 30 giorni per impugnarla. Non lasciare scadere i termini.
- Chiedi trasparenza: l’amministratore deve tenere una contabilità chiara, distinguendo i crediti vantati verso i morosi dalle spese effettivamente ripartite.
- Valuta un fondo di riserva: per evitare difficoltà di cassa, l’assemblea può costituire un fondo di riserva che consenta di far fronte temporaneamente alle spese, in attesa del recupero dei crediti.
Articolo informativo di carattere generale, non costituisce consulenza legale o fiscale su casi specifici.

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